LUCREZIA BORGIA VESTALE PRESENZA DEI PALII DI CAVALLI PROTETTI DALLA LEGGE
Autore admin | 4 giugno 2009
Nella cittadina di Nepi, a nord di Roma, la tradizione si deve tutelare. La saldezza delle radici storiche fu, in questo caso, finanche dei Borgia. Lucrezia, figlia di cotanto papà Papa, saluta ancora i contradaioli che devono inanellare il saracino. L’impegno profuso dai locali guerrieri contro l’islamizzazione della penisola italica si deve, ovviamente, ricordare nelle sue valenze storiche tutt’ora tramandate. Per fortuna il saracino non è un oriundo marocchino o un siciliano convertito (..la battaglia è del 915) ma un fantoccio. Similmente, per fortuna della ragazza che ne veste i panni, anche di Lucrezia Borgia (sfortunata o spregiudicata che sia stata), si devono portare in scena solo pochi pudici aspetti. Quello che però non si capisce è perché assolutamente veri devono essere solo i cavalli delle contrade nepesine i quali, rischiando e galoppando, dovranno giustamente indirizzare all’infilzata del saracino. Ogni comunità ha il diritto di difendere le tradizioni (…almeno fino ad un certo limite), ma niente può giustificare la non tutela dei senza voce ossia, in base alla legge italiana, i senza diritti se storicamente rappresentati in un palio. Supponiamo che la città di Aprilia, a sud di Roma, la cui storia è tutta in meno di cento anni, decide di fare un palio. Difficilmente quest’ultimo potrebbe essere considerato tra le “manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla regione competente”. Se invece la stessa manifestazione viene trasferita a nord della capitale, le cose stanno diversamente grazie agli invasori musulmani, alle battaglie campali, a Lucrezia Borgia ed allo storico pasticcio di gallina faraona per l’occasione ancora ben caldo servito. A preoccuparsi di difendere le tradizioni anche a scapito dei possibili maltrattamenti dei cavalli, non è, in questo caso, una disposizione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ma niente poco di meno che la legge n. 189 del 20 luglio 1004, ossia la più comunemente chiamata legge contro il maltrattamento degli animali. I pali di cavalli, così come altre pericolose manifestazioni, non sono previsti in deroga alla 189 perchè disciplinati da una legge speciale, ma sono addirittura dalla stessa esclusi dal suo campo di applicazione. La discriminante non è il pericolo nel quale incorrono i cavalli (e pertanto la punibilità ex legge 189), ma il contesto storico nel quale rischiano, comunque, di morire. Fino al prossimo 21 giugno, pertanto, un palio come tanti altri potrà correre con eguali rischi. A proteggerlo, però, sarà la legge sul maltrattamento di animali, …salvo, forse, sbadataggini delle Regioni.
fonte: AgenziaAnimalista



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